SPORTELLO DONNA

LIBERE DALLA VIOLENZA NEL LAVORO

E’violenza contro le donneogni atto di violenza fondata sul genere che provochi un danno o una sofferenza fisica, sessuale o psicologica per le donne, incluse le minacce, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà (Art..1 dichiarazione ONU sull’eliminazione della violenza contro le donne).


Per promuovere e sostenere l’affermazione dell’autonomia culturale e professionale delle donne e per supportarle nei percorsi di uscita dalla violenza.
ACCOGLIERE, AFFIANCARE, INFORMARE, SOSTENERE attraverso: colloqui su appuntamento e accompagnamento per consulenze legali, psicologiche, di supporto rispetto alla rete dei servizi sociali, forze dell’ordine e tutti gli attori del settore di riferimento.

Si stima che siano 1 milione 404mila le donne che hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro, 425mila negli ultimi tre anni (Indagine Istat pubblicata il 13 febbraio 2018).

COS’È’ UNA DISCRIMINAZIONE?

Ogni comportamento volto a trattare meno favorevolmente le persone a causa  del  proprio  sesso. Le molestie e le molestie sessuali sono considerate discriminazioni.

Discriminazione diretta: quando,  a  causa  del  suo  sesso,  una persona  è trattata meno favorevolmente  di  quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra persona in una situazione analoga.

Discriminazione  indiretta: quando   una   disposizione, un  criterio o  una  prassi apparentemente  neutri  possono  mettere le persone di un determinato sesso  in  una posizione di particolare svantaggio rispetto a persone dell’altro  sesso,  a  meno  che tale disposizione, criterio o prassi siano  oggettivamente  giustificati  da  una  finalità legittima e i mezzi impiegati  per  il  conseguimento  di  tale  finalità  siano appropriati e necessari.

COS’È LA MOLESTIA SESSUALE ?

“Quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo” (D.L. 198/2006, art. 26 comma 1);

“Ogni comportamento di carattere sessuale o fondato sull’appartenenza di genere, che risulta indesiderato ad una delle parti, e ne offende la sua dignità” (D.L. 198/2006, art. 26 comma 2)

COME RICONOSCERE UNA MOLESTIA?

Le molestie possono essere parole, gesti e atti e possono assumere diverse forme: insinuazione e commenti equivoci sull’aspetto esteriore dei colleghi e collaboratori; osservazioni e barzellette che riguardano le caratteristiche, il comportamento e l’orientamento sessuale di donne e uomini; presentazione, affissione di materiale pornografico nei luoghi di lavoro; contatti fisici indesiderati; avances in cambio di promesse di vantaggi o minacce di svantaggi.

COSA FARE SE CI SI TROVA IN UNA SITUAZIONE DI QUESTO TIPO?

Occorre manifestare sempre in modo chiaro che “l’attenzione” non è gradita, e se la situazione è grave o si ripete vi sono diverse possibilità di reagire. Negli enti pubblici ci si può rivolgere al Comitato Unico di Garanzia o alla Consigliera di fiducia, che possono trattare il caso per via informale, oppure ci si può rivolgere al sindacato o alla Consigliera di Parità. Se si lavora in aziende o enti privati ci si può rivolgere al sindacato o alla Consigliera di Parità competente. Si può ricorrere alla tutela anche davanti al giudice, tramite la Consigliera di parità o un legale. Ci si può rivolgere al Centro AntiViolenza.

COSA NON SI DEVE FARE?

Non bisogna cercare di nascondere o minimizzare il fatto.
Non bisogna pensare di essere responsabile di quanto accade.
Non bisogna cedere al timore di non essere creduto/a.
Non bisogna affrontare in solitudine le molestie, bensì coinvolgere se possibile colleghi di lavoro, il Centro AntiViolenza, le organizzazioni sindacali e/o il Comitato Unico di Garanzia negli enti pubblici o altri organismi di parità presenti nel luogo di lavoro o la Consigliera di Parità.

COME PUÒ INTERVENIRE IL DATORE DI LAVORO?

Il datore di lavoro è obbligato a garantire che l’ambiente di lavoro sia tale da salvaguardare non solo l’incolumità fisica e la salute anche psicologica, ma anche la dignità dei lavoratori. Al datore di lavoro potrà essere richiesto di adottare il provvedimento più adatto per risolvere la situazione, anche mediante il trasferimento della persona che si comporta in modo molesto, e non solo mediante l’applicazione di sanzioni disciplinari. Il lavoratore ha il diritto al risarcimento del danno, che va sempre chiesto al datore di lavoro, anche quando non si tratti dell’autore delle molestie, poiché il datore di lavoro è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie a preservare, nei luoghi di lavoro, l’integrità fisica e la dignità e la personalità morale dei lavoratori (art. 2087 cod. civ.) . Se il contratto collettivo lo prevede, può essere richiesto il rimborso delle spese legali. Se poi l’autore materiale dei comportamenti molesti è un superiore gerarchico o un collega di lavoro, resta aperta la possibilità di agire direttamente nei suoi confronti, facendone valere la relativa responsabilità extracontrattuale.

GRATUITO PATROCINIO

Sia per agire che per difendersi, la persona non abbiente può richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, purché le sue pretese non risultino manifestamente infondate. L’istituto vale nell’ambito di un processo civile ed anche nelle procedure di volontaria giurisdizione (separazioni consensuali, divorzi congiunti, ecc.). La stessa disciplina si applica anche nel processo amministrativo, contabile e tributario. Per alcuni procedimenti la Legge 15 ottobre 2013, n. 119 e succ. mod. e integr. (c.d. Legge sul femminicidio) ha previsto in alcuni casi che il gratuito patrocinio si possa invocare anche a prescindere dal reddito. Chi desidera avere delle informazioni concrete per il proprio caso è opportuno che contatti il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della propria provincia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *