Il post del mercoledì

IL POST DEL MERCOLEDÌ


Oggi l’Italia si colloca al penultimo posto, davanti solo a Malta, nella classifica dei paesi europei attivi nella riduzione della disoccupazione femminile. L’attuale crisi economica ha investito una situazione già difficile dell’occupazione femminile e ha contribuito ad accentuare molte delle criticità storiche. Il World Economic Forum ha stimato nel report 2018 sul Global Gender Gap che l’Italia si troverebbe al 70esimo posto nel mondo per equità di genere: un tasto dolente continua a essere la disuguaglianza salariale, per cui l’Italia raggiunge solo il 126esimo posto. Donne meno pagate ma anche meno occupate quindi. Le lavoratrici continuano a essere svantaggiate rispetto ai colleghi uomini, sia dal punto di vista retributivo sia dal punto di vista della carriera. Gli ostacoli per le donne ad inserirsi e mantenere il lavoro sono molteplici. Un fattore che troppo spesso favorisce l’uscita dal mercato del lavoro è la maternità, basti pensare che il 30% delle madri interrompe il rapporto di lavoro perché costretta a sostenere carichi familiari eccessivi, contro il 3% dei padri. Il lavoro part-time femminile è cresciuto notevolmente ma solo nella forma di part-time involontario e questo significa che spesso non si tratta di una scelta ma viene subìto per mancanza di alternative lavorative. «Gli uomini sono ancora socialmente portati a credere che il loro dovere familiare primario sia quello di sostenere economicamente la propria famiglia; mentre le donne sono portate a credere che il loro dovere primario sia quello di cura» (Patrizia Barbieri). Si può dedurre che il problema in questione, purtroppo globalmente diffuso, abbia radici di natura storico-culturale molto profonde. È possibile affermare, dunque, che la “lotta” deve innanzitutto partire da un importante cambio culturale e di mentalità che promuova, nel tempo, la riformulazione (e non solo) dei modelli di business, creando i meccanismi necessari per poter rispettare i diritti delle donne che, oltre a un lavoro e a una carriera, hanno anche il desiderio e il coraggio di diventare mamme. Una volta attuata la “rivoluzione” culturale, sarà compito degli Stati affermare la parità di opportunità attraverso politiche volte ad ottenere un certo equilibrio tra responsabilità familiari e lavorative nonché una distribuzione più efficace di tali responsabilità tra i due sessi. In quest’ottica bisognerebbe dare priorità alle misure concernenti l’organizzazione dell’orario di lavoro, la creazione di infrastrutture per la cura dei figli e la reintegrazione dei lavoratori nel mercato occupazionale dopo periodi di congedo parentale.
 
La Diosa Onlus

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